PD. RITORNO AL PASSATO

Il cammino precongressuale dei candidati alla segreteria del Pd è iniziato nel peggiore dei modi. Anzi esattamente come ci si poteva aspettare, in considerazione del fatto che il congresso sarà un ordalia tra candidati di scarsa autonomia e mediocre profilo senza che le questioni che stanno alla base della infinita crisi del partito

emergano e vengano affrontate fuori da vecchi schemi e paradigmi.
Al netto delle smentite la presenza immanente e il patronage dei vecchi notabili del partito su almeno due tra i candidati si avverte eccome.
Zingaretti si affretta a smentire che no, non è vero che D' Alema è un suo supporter, tuttalpiù si sente con Veltroni, Martina si inalbera se qualcuno gli fa notare che, forse non Renzi direttamente, ma i rezniani sono l'architrave della sua squadra. Insomma si va aventi a mezze verità e il dibattito, come era ampiamente prevedibile, è di tipo autoreferenziale, asfittico, chiuso nel perimetro del come eravamo e come dobbiamo fare per non apparire più così. L'essere è un altro conto.
Infatti Massimo D’Alema, che a giocare su un simile campo non ha rivali, in un intervento pubblico domenica scorsa ha detto poche cose ma di esemplare chiarezza: innanzitutto che si deve votare alle primarie del Pd il candidato Zingaretti. In secondo luogo che alle prossime elezioni europee va organizzato un listone unico dei progressisti. Infine che va ricostituito al più presto, dopo il devastante voto del 4 marzo e le ripetute sconfitte rimediate in tutte le consultazioni elettorali che lo hanno preceduto dopo il voto europeo del 2014, una forza di sinistra democratica e riformista.
D'Alema, in altre parole, con l' auspicata vittoria di Zingaretti, immagina che si possa costituire una sorta di Ds 2.0.
E chi dovrebbe esserne il mallevadore e il riferimento politico e culturale? Ma naturalmente lui, con la sua Fondazione ItalianiEuropei.
Detto che da una simile operazione può uscire null'altro che un Pci-Pds bonsai, con un gruppo dirigente espressione di quella storia, l'intemerata di D'Alema è la prova del budino che, se, ad esempio, una personalità come Carlo Calenda non assume la responsabilità di costituire un soggetto politico nuovo che vada oltre il Pd, la traversata nel deserto del centrosinistra sarà lunga e complicata.
Perchè muoverà da un ritorno al passato.
(E.P.)